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Il paesaggio nell’arte

In questo intervento vorrei invitare il lettore ad accostarsi al genere pittorico: “paesaggio”. Questo come opera a sé stante è piuttosto recente. Si fa risalire, infatti, più o meno al ‘500, quando nell’elenco delle proprietà delle famiglie patrizie compare come: “tavolette di paesi” o addirittura “paesi”. Tempesta - GiorgioneLa stessa “Tempesta” di Giorgione, ad esempio, viene classificata come: “Paesetto su tela con tempesta, una zingara e un soldato”.

Tuttavia, il paesaggio non manca in molti dipinti, ma come sfondo a partire dalle più antiche civiltà. Vedi ad esempio gli Egizi i cui paesaggi, che stanno dietro le immagini, sono stilizzati e intuitivi.

Un po’ la stessa cosa si può vedere in Giotto, Ambrogio Lorenzetti e altri. Bisogna attendere il “San Sebastiano” di Giovanni Antonio Bazzi, conosciuto meglio come il “Sodoma” (1477 –1549), per ammirare il bel paesaggio, che si vede sullo sfondo, ripreso dal vero. Vi sono raffigurati, infatti, sentieri, ruderi, colline, tutti funzionali alla scena.
Non si può non citare il paesaggio che fa da sfondo alla Gioconda, su cui tanti studiosi si sono affannati a individuare quello reale.

Ma, affinché il paesaggio possa diventare un genere a sé stante si deve attendere il ‘700, quando gli artisti acquisteranno maggiore padronanza dei mezzi espressivi per rendere la luce, l’atmosfera del momento e così via.
Lo stagno, cielo tempestoso - Theodore RousseauGià nell’Ottocento esso è dipinto in modo idealizzato divenendo genere a sé.

Quale il motivo? La rivoluzione industriale è già in pieno sviluppo, mentre le città annerite dalle fabbriche si ingrandiscono a dismisura e la natura sembra più lontana che mai. Dove attingere un momento di serenità?

Almeno in un quadro che lo rappresenti.

Da tenere a mente anche l’atmosfera del Romanticismo, il rapporto con gli oggetti, la natura, le passioni, i sentimenti e così di seguito, per cui si travolgono anche i canoni estetici tradizionali, laddove il rapporto con la natura assumerà una dimensione panica. Quanto sopra avviene come reazione alla razionalità illuministica.

Uno dei primi paesaggisti del periodo è Thèodore Rousseau (1812 – 1867), allorché rappresenta una veduta di Fontainebleau del 1851, in cui in primo piano si vedono degli alberi frondosi dietro cui si apre il paesaggio vero e proprio in un’atmosfera serena e quasi al tramonto, mentre una mandria si abbevera presso un ruscello.

Il vagabondo sopra il mare di nebbia - Caspar David FriedrichL’opera non è eccezionale, ma rende bene l’atmosfera che regna nell’800, allorché l’artista rivendica il diritto alla libertà dell’espressione anche travolgendo i tradizionali canoni estetici, come afferma il Novalis quando sostiene che la sua epoca, il Romanticismo, deve fare assurgere i fatti reali a emblemi che abbiano il fascino dell’ignoto, dell’infinito.

Di conseguenza, in questo periodo vengono messi in evidenza le grandi passioni come la malinconia, il furore, l’amore, lo smarrimento, il desiderio di “altro”, l’evasione dal banale e dal quotidiano, che trovano espressione anche nella “qualità” dei paesaggi.

Un pittore: Gaspar David Friedrich (1774-1840) per tutta la sua vita non fa altro che dipingere paesaggi, affrontati spesso con animo visionario e pathos. Infatti, l’artista vuole sottolineare il legame tra natura e individuo ora in armonia ora in opposizione. Basta osservare i suoi paesaggi per notare la differenza con quelli idilliaci del citato Rousseau.
Il Fuoco del Palazzo del Parlamento A Londra - William TurnerMolti artisti, durante il Romanticismo, si occupano di paesaggio e alcuni si potrebbero passare sotto silenzio, ma non William Turner (1775-1851) ossessionato dalla luce e dai suoi cambiamenti, la cui modernità è assoluta e sconvolgente la sua morte, quando, già vecchio, per assistere alla variazione di luce durante una tempesta, ci rimette l’esistenza, di cui peraltro si sa pochissimo. Non si sposò, ma ebbe relazioni con un paio di donne, addirittura da Sara Danby, vedova di John, pare abbia avuto due figlie. Da questi pochi cenni biografici, arguite, attenti lettori, che in Turner l’arte assorbe completamente la sua vita.

Sua preoccupazione costante sono gli effetti della mutevolezza della luce, precedendo in ciò di molti decenni le ricerche en plein-air degli Impressionisti.

L’artista usa spesso gli acquerelli e cerca di superare il dato naturalistico per concentrarsi sulla luce, particolarissima e visionaria, ricca di suggestioni liriche, in cui protagonisti diventano audacissimi giochi di luce e di colore in uno spazio altrettanto libero da costrizioni prospettiche. Così, il colore sembra seguire il ritmo concentrico della luce e raggiarsi da essa.

L’atmosfera è suggestiva e attira quasi lo spettatore all’interno della scena come a risucchiarlo dentro un vortice, leggero ma deciso. L’effetto nebbia, l’effetto visione, il gioco dello sfumato creano un trait d’union tra pittura e poesia, tra realtà e immaginazione difficilmente superate successivamente.
Altro paesaggista famoso, oltre Turner, è Constable (1776-1837). Questi, come spesso suole accadere, era completamente fuori dall’ambiente artistico. Il padre era infatti un mugnaio. Ma, nonostante, nasce con il “demone” dell’arte. Istintivamente disegna quello che gli cade sotto gli occhi e soltanto nel 1798 potrà entrare alla Royal Academy di Londra.

La sua vita sarà tutta un altalenare tra ristrettezze e difficoltà acuite anche da un amore infelice per la moglie, Maria Bicknell, al cui matrimonio con l’artista si erano opposti i parenti e che, una volta sua sposa, gli darà ben sette figli, morendo poi di tubercolosi. Questa l’arida biografia che si cela dietro la magnificenza dei quadri.

The Lock - John ConstableL’arte, la bellezza, l’armonia scaturisce nel momento magico in cui lo spazio e il tempo poeticamente s’incontrano. Niente di più vero nei paesaggi di Constable. L’artista ama la natura e, in pieno libero spirito ottocentesco, non vuole seguire scuole e imposizioni, ma preferisce osservare direttamente dal vero. Questo gli comporta la ricerca di uno stile e di una tecnica che gli permettano di registrare la mutevolezza della luce e le gradazioni di colore sulle cose. In tal senso anticipa anche lui gli impressionisti e la scuola di Barbizon in particolare.

Esaminando un suo lavoro, noteremo immancabilmente come l’artista sia un osservatore attento della natura e dei particolari. Nessun effetto speciale ma ricerca rigorosa sia per quanto riguarda il ritmo della luce che l’immediatezza del taglio degli scorci, come si nota in figura, in uno con la ricerca delle armonie cromatiche, per riprodurre la naturalezza del paesaggio. Ad un occhio attento non sfugge certo un sentimento romantico della natura, i cui fenomeni non sono esterni al creato, ma interni e si unificano ed esprimono nel “sentimento” della luce, che riesce a trasformare poeticamente ogni immagine.

Campi di papaveri vicino ad Argenteuil - MonetRicordiamo sempre che ogni arte va verso la signora delle arti: la poesia, lo stesso dire comune “è un quadro estremamente poetico”, “un pezzo musicale ricco di poesia” e così via, ce lo testimonia.

Non possiamo passare sotto silenzio i paesaggi degli impressionisti, i cui nomi un po’ tutti conosciamo: Corot, Coubert, Monet, Sisley, Pizzarro in Francia, ma non sono da meno gli italiani: Fontanesi, il visionario Previati, Giovanni Segantini, i cui paesaggi con mucche, poveri interni di stalle sono dei veri e propri capolavori del genere, che un po’ tutti conosciamo, né può mancare il solito Van Gogh con i visionari paesaggi dell’ultimo periodo della sua vita. In una lettera al fratello Theo così si esprime: “Mi sono rimesso al lavoro, anche se il pennello quasi mi casca dalla mano, e ho ancora dipinto tre grandi tele. Sono immense distese di grano sotto cieli cupi e non mi è stato difficile cercare di esprimere la tristezza, l’estrema solitudine”.Maternità - Gaetano Previati

L’artista è cosciente della sua malattia e trova pace nel rendere omaggio alla natura, alle povere e semplici cose che lo circondano e che gli consentono di tenersi aggrappato alla vita.

Grandissimo disegnatore, predilige i soggetti in cui la vegetazione, le nuvole, le case dai muri grezzi gli permettono di tratteggiare col pennello grossi filamenti fluenti e morbidi, densi di audace cromatismo, vedi l’ultimo quadro della sua vita “Campo di grano con volo di corvi”, che sembra presagire la fine dei suoi giorni in quel cielo cupo e basso, in quelle pennellate furibonde per rappresentare il campo di grano, ove la natura non è più rasserenante e rasserenata, ma cupa, foriera di presagi oscuri. Infatti, di lì a poco con lucida determinazione Vincent si suiciderà.
Tra i tanti artisti famosi che hanno dipinto paesaggi non può mancare Oscar Kokoschka (1886 – 1980) quando nel 1947, trovandosi negli Stati Uniti, dipinge: “Veduta del Montana”.

La sensibilità dell’artista ora è molto più vicina a quella tratteggiata poco sopra ed esprime questa visione del paesaggio servendosi di tormentate pennellate, per esprimere la drammaticità di una terra forte e primitiva, terra di avventurieri e di passioni vive.
Matterhorn - Oskar KokoschkaQui, come in tutta la sua opera, l’artista tende a superare i limiti della rappresentazione che consente il disegno e il colore, per “com-penetrarsi” nello spirito del paesaggio.

Infatti, in relazione a questo, il colore assume una sua autonomia rispetto alla realtà, in favore di una resa più che altro fantastica.

 Campo di grano con cipressi - Vincent van GoghSe paragoniamo questo lavoro con quelli di Van Gogh facilmente risaltano similitudini e differenze. Il colore in Van Gogh rimane sempre a un livello naturalistico e l’intimo disagio esistenziale è espresso dalla pennellata tormentata, mentre in Kokoschka la realizzazione è più che altro fantastica, in cui segno e colore si compenetrano, per esprimere una visione che va oltre i limiti del colore e della forma.

Mi fermo qui con i paesaggisti, caro lettore, augurandomi di aver approfondito le tue conoscenze sulla pittura di paesaggio.

Lidia Pizzo